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Politicizzazione, indipendenza ed autonomia della Magistratura

Secondo un orientamento prevalente al di fuori dall’ambito della magistratura, la politicizzazione della magistratura e’ un dato piuttosto evidente, che risulta quale conseguenza della specifica   dalla lottizzazione politica esistente all’interno del CSM, ove i membri sono eletti in funzione dell’importanza delle correnti politiche, rappresentate in seno all’ANM.

Quindi assistiamo ad un associazionismo esasperato dei magistrati, all’interno dell’ANM,  con la presenza di correnti politiche, che hanno un peso notevole, indipendentemente dagli stessi partiti che siano rappresentati in Parlamento.

Tale associazionismo consiste quindi nella formazione di diverse correnti politiche all’interno del suo organismo, l’ANM, e rappresenta una specificita’ solo italiana.

La politicizzazione che ne deriva in seno all’ANM e’ un elemento idoneo a condizionare i criteri di elezione dei componenti togati e laici dell’organo costituzionale, il CSM, a capo del potere giudiziario.

Le correnti sono gruppi organizzati di magistrati che svolgono un ruolo di rilievo all’interno di un organo decisionale come il CSM.

Con l’introduzione dello scrutinio di lista proporzionale per l’elezione dei componenti togati nel 1975, i magistrati che sono stati eletti in seno al CSM nel 1976, lo sono divenuti quali rappresentanti di questa o di quella corrente, in base alla forza elettorale della loro corrente.

Percio’ si puo’ dire che la gestione del personale giudiziario sia stata affidata alle correnti insieme ai rappresentanti nominati dal Parlamento o membri laici, per distinguerli dai membri togati, eletti proporzionalmente in seno ai magistrati.

Non v’e’ chi non veda come tale politicizzazione provochi un certo protagonismo che contribuisce ad alimentare la vocazione politica della magistratura.

Ma non solo, perche’ molti magistrati, come si e’ visto ultimamente in tema di disapplicazione di leggi, come il DL Cutro,  hanno scelto di esternare le loro convinzioni politiche partecipando non solo a partiti, ma persino a manifestazioni politiche, quali proteste addirittura contro le forze di polizia, e le forze di governo, dalle precedenti difese.

A volte il loro protagonismo ha generato l’impressione, piuttosto netta, di aver favorito dei propri familiari, per evitare loro conseguenze penali, perche’ sostenuti da un amplissimo supporto di magistrati, sia all’interno del CSM che dell’ANM, come se esista una specie di zona franca riservata ai magistrati di un certo orientamento politico.

Anzi molto spesso intervengono direttamente in dichiarazioni plateali ai media, oltre che sulle attivita’ legislative, in merito a provvedimenti che li riguardano, onde e’ lecito ritenere che abbiano acquisito una posizione di potere che ormai esonda dai loro limiti costituzionali previsti in ottemperanza alla divisione dei poteri, anche se ormai quest’ultima rappresenta una visione vetusta e statica delle dinamiche che possono influire sugli equilibri dello Stato, in quanto si ritiene che ogni potere dello Stato abbia la capacita’ di potersi inserire in ciascuno degli altri.

Tuttavia e’ chiaro che spesso taluno di quei comportamenti di magistrati potrebbe ledere il diritto o arrecare danno ad uno o piu’ cittadini, o a gruppi di cittadini.

Onde qualsiasi opposizione manifestata, anche da una parte preponderante della magistratura, in difesa delle proprie tesi, per avventura contrarie alla tutela dei diritti dei cittadini, debba trovare un’ampia maggioranza parlamentare piuttosto coesa.

Ultimamente il disegno di riforma del Ministro Carlo Nordio ha proprio lo scopo di eliminare tutte le cause che possano comportare lesioni al diritto al giusto processo e del diritto di difesa, che sono state messe in pratica con la prassi piuttosto abusata delle intercettazioni telefoniche, allo scopo di farle rientrare in un ordine di normalita’. 

Ma poi vi sono anche tutti gli espedienti che sono stati utilizzati dai pubblici ministeri per consentire loro di continuare ad essere titolari di un’inchiesta, anche quando non vi fossero piu’ delle prove di vera colpevolezza ma solo dei vaghi indizi.

E queste prassi sono nate con il tacito accordo della magistratura giudicante, in un’ottica direi di asservimento al volere dei pubblici ministeri.

Ma tutto cio’ e’ nato a causa della coesistenza di due categorie professionali, all’interno dello stesso CSM, cioe’ la magistratura giudicante e quella inquirente, dove la possibilita’, ormai adesso esclusa, entro certi limiti temporali, di passare da una carriera all’altra e viceversa, aveva cementato relazioni pluriennali e contatti tra magistrati dell’uno o dell’altro ordine, fino ad avere come conseguenza l’appiattimento delle posizioni dei magistrati giudicanti su quelle degli inquirenti, per potersi pervenire con piu’ speditezza all’accertamento di un presunto reato, anche se poi la speditezza stessa potrebbe essere foriera di errori giudiziari o di processi inutili, come nel caso del Dott. Giuseppe Traversa.