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La prassi inammissibile della clonazione del fascicolo


Questa e' una prassi, che la riforma voluta dal Ministro Carlo Nordio mirera' ad eliminare radicalmente perche' i magistrati inquirenti, che agiscano secondo tali modalita', rappresentano un vero e proprio vulnus per l'intero sistema giuridico penale.

Aldila' di come si svolgano le modalita' di questa clonazione, rimane il fatto che comunque tale prassi e' stata messa in atto da tutti i magistrati inquirenti, con diverse modalita' di frequenza, fino ad aversi un grado elevato di sistematica pedissequa, che rasenta realmente il dolo, perche' la prassi viene attivata senza che vi sia alcuna prova concreta, e con il precipuo scopo di colpire una persona in particolare, per provocarne una reazione psicologica, che ne mini la sicurezza e che la porti a confessare cio' che abbia realmente fatto in termini di reato, anche se magari in realta' non si possa argomentare nulla di grave all'infuori di generici indizi, che non rappresentano alcuna prova sostanziale.

Rimane l'amaro in bocca di un procedimento viziato da un'invalidita', per dolo o colpa grave, che purtroppo non sia stata azionata, onde tale azione cade in prescrizione, determinando delle conseguenze tragiche per l'imputato, senza che per il magistrato inquirente sia sorta alcuna responsabilita'.
 
Tale prassi e' quindi esecrabile e sara' oggetto della riforma, con la conseguenza che al termine delle indagini, senza che vi sia alcuno straccio di prova, le limitazioni al potere del pubblico ministero dovranno portare all'impossibilita' della clonazione del fascicolo, ovvero, si spera, anche all'impossibilita' che tra giudicante e pubblico ministero vi siano rapporti talmente stretti da falsare la durata di un procedimento, e che impongano l'astensione del giudicante, in osservanza piena del principio di terzieta' del giudicante stesso.

La procedura dovrebbe essere quella normale, e cioe', una volta che sorgano nuovi elementi di reato la polizia giudiziaria dovrebbe riprendere le indagini, le quali, una volta confermata l'ipotesi di reato, dovrebbe far tornare il fascicolo, non clonato, ma nuovo, presso la Procura, la quale dovrebbe nominare un nuovo pubblico ministero per la conduzione delle nuove indagini.

Quello della clonazione del fascicolo relativo all'indagato o all'indagine e' percio' un espediente realmente fuori dalla legalita'.

Questo essere fuori dalla legalita' in realta' e' una caratteristica che e' sempre stata coperta dal piu' rigoroso riserbo, e non e' mai venuta alla luce, nemmeno come causa di denuncia per dolo o colpa grave.

Quindi e' come dire che nella magistratura vi sia una zona d'ombra sottratta alle leggi dello Stato.

Poiche' le zone d'ombra ricavate dalla magistratura inquirente, ed anche da qualche pezzo della magistratura giudicante in termini di complicita', sono espressione del piu' becero potere detenuto dai pubblici ministeri, con la riforma che verra' messa in campo il risultato sara' l'impossibilita' radicale di mettere in pratica simili comportamaenti, e da cio' ne conseguira' un vero e proprio ridimensionamento del potere della magistratura inquirente.

Ed in tal caso non potra' piu' neppure parlarsi di dolo o colpa grave, proprio perche' la riforma, vietando radicalmente tali comportamenti, essi non potranno piu' essere messi in pratica, in quanto, oltre alle azioni di dolo o colpa grave, potranno essere puniti con gravi sanzioni comminate direttamente dal CSM competente lato pubblici ministeri.

Ecco in che cosa consiste la clonazione di un fascicolo.

Il problema nasce dalla volonta' di un magistrato inquirente, il quale da un lato  mostra di non voler darsi per vinto anche di fronte all'evidenza di non avere piu' alcun sostegno alle proprie tesi accusatorie, e dall'altro, proprio in onore alle sue tesi, evidenzia una volonta' persecutoria nei confronti di un individuo specifico, preso di mira, ed in tal guisa cerca di mantenere il caso per se', perche' il suo ego frustrato desidera portare avanti la sua tesi fino in fondo, anche contro ogni logica.

Il meccanismo e' semplice, perche' si tratta di iniziare un ennesimo procedimento contro una stessa persona, dopo che lo stesso procedimento sia stato archiviato piu' volte.

Arrivati quindi all'ennesima archiviazione, il pubblico ministero viene a detenere, sempre nel suo cassetto, un altro frangente del medesimo caso con la creazione di un nuovo fascicolo, conducendo quindi ad una serie di clonazioni di fascicolo, che non possono essere sostenibili quali procedimenti vigenti nel diritto e procedura penale, ma solo prassi da vietare in modo assoluto.

Tale prassi viene consigliata soprattutto ai pubblici ministeri piu' giovani e poco esperti, proprio per ovviare alla loro mancanza di esperienza.

Tuttavia esistono pubblici ministeri, alla ricerca di fama e successo, i quali, proprio perche' temono di non essere ritenuti meritevoli di maggiori prebende, hanno compiuto tali pratiche in modo sistematico.

Ma non solo, perche' tutto cio' puo' accadere anche con il tacito consenso del magistrato giudicante, ovvero il giudice delle indagini preliminari, che potrebbe aver chiuso benissimo piu' di un occhio, ovviando alla scadenza dei termini per le indagini, proprio permettendo al magistrato inquirente la clonazione del fascicolo.

Quindi un tale trucco potrebbe essere stato utilizzato in modo sistematico in primo luogo perche' non si riusciva a configurare l'esistenza di un reato, e quindi si cercava di giungere ad una piena confessione dell'indagato, costretto dagli eventi artatamente costruiti dal pubblico ministero stesso, ma senza successo.

In secondo luogo tale sistematicita' verrebbe in evidenza perche' il pubblico ministero aveva ritenuto talmente sospettabile l'indagato, da volerlo processare ad ogni costo, contro ogni logica probatoria.

La conclusione del ragionamento, di cui supra, in sede di riforma, implica che qualsiasi clonazione sia impossibile da farsi, in quanto con la chiusura di un'indagine con la sua archiviazione si mette la parola fine a qualsiasi ulteriore riapertura della medesima.

Con la riforma quindi si porra' fine alla prassi della clonazione del fascicolo e vi sara' il ridimensionamento radicale dei poteri del pubblico ministero, il quale non potra' piu' provare a portare avanti indagini per tanto tempo, senza avere uno straccio di prova in mano.

Proprio cio' che e' accaduto a molti, accusati ingiustamente e poi assolti dopo anni di inutili lungaggini processuali, come ad esempio, a mio padre, Giuseppe Traversa.