menu

Eccesso di potere e protagonismo nella Magistratura politicizzata


Secondo un noto avvocato e giurista Domenico Marafioti, lo strapotere della Magistratura, piu’ che un rischio e’ ormai una realta’ incombente sul nostro sistema.

Chi considera la Magistratura italiana come politicizzata, ne denuncia anche una sorta di strapotere, tale da sottrarla a qualsiasi forma di controllo e da renderla organismo in grado di operare fuori dalle proprie specifiche funzioni e di condizionare l’attività degli altri due poteri, quello esecutivo e quello legislativo, e cio’ rappresenta un segno evidente della confusione estrema dei ruoli e delle sue funzioni, che vige da oltre 50 anni nel sistema giudiziario italiano.

La Magistratura interviene non solo su problemi di stretto ordinamento giudiziario, ma anche sui problemi dello Stato, circa i rapporti tra i poteri, il ruolo del giudice e quello del pubblico ministero, il potere dei capi d’ufficio, le competenze dell’organo di autogoverno. 

Nessuno pensa di porre limiti alla libertà di discussione e di espressione in seno alla Magistratura. 

Ma cosa ben diversa è la discesa in campo del magistrato, nel folto della mischia, con un presenzialismo sospetto di pattuglie di oltranzisti, che agiscono da vere e proprie oligarchie, menando la danza dell’intero corpo giudiziario, consenziente o inerte.

E’ grazie a questo strapotere che in Italia non esiste ancora una responsabilita’ penale e civile dei giudici per gli errori commessi, e che abbiano infierito pesantemente sulla vita di coloro che potevano risultare innocenti sulla base di prove piuttosto evidenti.

Ed infatti accade che invece essi sono stati assolti dopo lungaggini processuali inutili e costose anche per le finanze pubbliche, quando magari con una frazione minima di tali spese si sarebbe potuto pagare un perito giudiziale.

Quindi essi sono stati assolti dopo anni di indagini e pubblicita’ negativa, che hanno stravolto illegittimamente ed illegalmente la loro vita di persone probe ed oneste, come nel caso del Dott. Giuseppe Traversa e di suo figlio.

Certamente non si vogliono porre dei limiti alla liberta’ di espressione e di discussione all’interno della Magistratura.

Tuttavia si e’ in presenza di un fenomeno che non si e’ mai manifestato negli anni 60, di magistrati che intervengono nella vita pubblica dello Stato, quali burattinai che dirigano a loro piacimento una moltitudine di colleghi anche indifferenti, ottenendone un tacito consenso.

In una lettera scritta a Enrico Letta durante il suo esecutivo Renato Brunetta, esponente di Forza Italia, evidenzia la politicizzazione della Magistratura, come denunciato dalle numerose sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo le quali e’ stata accertata l’esistenza di numerose violazioni commesse dallo Stato italiano, contro il diritto dei cittadini alla difesa e ad un giusto processo, come e’ accaduto per il Dott. Giuseppe Traversa.

Dottrinari e giuristi autorevoli, certamente non berlusconiani ritengono, infatti che in primo luogo la Magistratura, voglia mantenere un sistema processuale lento, per dare ai magistrati la possibilita’ di lavorare secondo ritmi di lavoro da loro preferiti e poi che sia piuttosto politicizzata.

Infatti si e’ messo in luce, in particolare nelle grandi sedi tribunalizie dei principali capoluoghi di regione, come Milano, Roma, Napoli e Palermo, ed in altri capoluoghi di provincia, interessati da una forte immigrazione, come siano emerse figure di magistrati caratterizzate da un mix di impunita’, mediatizzazione  estrema e politicizzazione senza simili nel mondo occidentale, quindi visibilità mediatica, eccesso di personalizzazione, autoreferenzialita’, indici evidenti  di una politicizzazione che non ha eguali negli altri paesi di democrazia occidentale. 

Faccio riferimento, ad esempio ad un magistrato siciliano, che oltre a manifestare pubblicamente, assieme a frange minacciose di extraparlamentari di sinistra, contro il governo e la polizia, e’ riuscito persino ad evitare che il suo figliolo fosse processato per violenza e ingiurie contro le forze dell’ordine.

Ma faccio riferimento anche a pubblici ministeri che possono permettersi di compiere reati, proprio perche’ stravolgere e rovinare la vita delle persone con processi lunghi e farlocchi e’ un reato vero e proprio, che non ha nulla a che fare con la sua funzione di repressione dei reati, anche se poi nella pratica i Ponzio Pilato, travestiti da avvocati, che hanno timore di difendere i loro assistiti, dai soprusi dei pubblici ministeri, non mancano, ed un esempio per tutti nel caso del Dott. Giuseppe Traversa.

Ma diamo uno sguardo piu’ approfondito al tema seguente, e cioe’ l’assenza di controllo sui PM.

Secondo Carlo Guarneri, illustre docente di diritto presso l’universita’ di Bologna, la mancanza di un possibile controllo da parte del potere esecutivo sulla Magistratura italiana, e specialmente sui Pubblici Ministeri, ha fatto sì che questi siano persino in grado di estendere il loro potere alle fasi procedimentali, conducendo il processo penale al posto del magistrato giudicante, ed avendo un potere coercitivo sull’istruttoria, tale da pregiudicare la tranquillita’ dell’indagato innocente, allo scopo di provocare, se non estorcere, una confessione, come e’ accaduto nel caso del Dott. Giuseppe Traversa, nel quale non vi era alcuna confessione da estorcere, data l’innocenza di quest’ultimo.

Ma non solo, perche’, mentre in tutte le principali democrazie liberali e democratiche occidentali di diritto civile, o civil law, esistono dei legami istituzionali tra l’ufficio del pubblico ministero ed il potere esecutivo, cio’ in Italia e’ escluso nei limiti in cui le maggioranze di governo non entrino nella simpatia della Magistratura.

Quindi in generale negli altri paesi occidentali, salvo limitate differenze, il pubblico ministero e’ influenzato dall’ambiente politico, anche se poi le decisioni operative rimangono autonome, ma tutto cio’ accade su pianta stabile e non come avvenimento episodico che sia legato alle simpatie politiche.

Ad esempio in Francia abbiamo ancora un sistema che e’ rimasto fedele al tradizionale modello burocratico-gerarchico, che fa riferimento ad una magistratura piuttosto condizionata dal potere esecutivo, e questo fa da contraltare al poter inquirente dei pubblici ministeri, diverso dal potere requirente, accolto in Italia, dopo l’introduzione del sistema accusatorio.

E si badi bene che in Italia si parla di sistema accusatorio, nonostante che il giudice non sia ancora stato inquadrato in termini di terzo super partes, come la riforma del 1989 avrebbe voluto.

Cio’ questo fa del sistema giudiziario Italiano un sistema ibrido, un misto tra accusatorio ed inquisitorio.

Invece in Italia la tradizionale gerarchia e’ stata completamente smantellata, ovviamente avendo come punto di riferimento quanto avveniva nel precedente periodo relativo al ventennio fascista.

Inoltre sono molti i provvedimenti legislativi presi su influenza dei magistrati della sinistra, cioe’ le cd Toghe Rosse, insieme all’interpretazione data dal CSM, e che hanno stabilito che gli avanzamenti di carriera siano automatici, nel senso che il semplice soddisfacimento dei requisiti di anzianita’ previsti ex lege, fosse l’unico criterio idoneo a regolare lo sviluppo della carriera dei magistrati.

Percio’ la Magistratura italiana non e’ assolutamente soggetta ai controlli esterni, che invece sopravvivono in altri paesi occidentali di tradizione continentale romanistica.

Quindi solo in Italia abbiamo un assetto diverso, nel senso che gli strumenti istituzionali che il sistema politico ha a disposizione, sono pochi e raramente adoperati.

La mancanza di un controllo sull’operato dei pubblici ministeri, da parte del potere esecutivo, deriva dalla totale equiparazione dei medesimi ai magistrati giudicanti.

Infatti, secondo l’art. 104 della Costituzione gli uni e gli altri fanno tutti parte dello stesso corpo della magistratura, dotato di un organo costituzionale di autogoverno, cioe’ il CSM.

Nello stesso senso il Dott. Corrado Carnevale, ex magistrato di cassazione, chiamato il giudice ammazza sentenze, il quale ha confermato l’inesistenza della tradizionale burocraticizzazione gerarchica dei magistrati, almeno dal 1975 in poi.

Ed infatti il medesimo individua, in termini di strapotere della magistratura, ed in particolare dei pubblici ministeri, nella troppa vicinanza tra tra giudici e pubblici ministeri il nodo del problema da sciogliere.

Ed e’ stata proprio tale vicinanza a rendere del tutto vano lo sforzo di essere assolto in tempi ragionevoli, compiuto dal Dott. Giuseppe Traversa, invece di esserlo in un processo durato 6 anni, contro ogni logica.

Proprio tale vicinanza implica che la politica abbia consentito all’ANM, di influire sulle norme, attraverso le quali il CSM avrebbe dovuto esercitare il suo controllo sull’idoneità dei magistrati all’esercizio della loro professione.

Ormai, invece, basta appartenere alla giusta corrente per accedere ad una carriera senza barriere e senza preclusioni, dovute a scatti di anzianita’ non automatici.

Anche Renato Brunetta critica la politicizzazione della Magistratura, poiche’ questa determina la sfiducia comparativamente bassa dei cittadini italiani verso le toghe, in confronto con la fiducia che queste riscuotono negli stessi paesi della medesima area occidentale.

Ma poi la sua critica si appunta su di un sistema che e’ totalmente sbilanciato in favore dell’indipendenza ed autonomia dei magistrati, senza che ad esse corrispondano dei meccanismi di controllo organizzativo interno, come se indipendenza ed autonomia tout court debbano essere garantite anche rispetto all’influenza dell’organo di autogoverno.

In tal modo si perviene ad un modello di democrazia in cui vengano meno integrita’ e legittimita’, poiche’ la funzione giudiziaria ha un potere talmente ampio da oltrepassare il terreno riservato alla politica.

Tutto questo finora rappresenta il sistema vigente che si e’ imposto per circa 50 anni, cioe’ dalla famosa legge del 1975 che ha legittimato la creazione delle correnti.

Con l’attuale maggioranza, il Ministro Carlo Nordio ha previsto che con la prossima riforma, che ha come suo oggetto principale la separazione delle carriere, vi saranno due consigli superiori della magistratura, uno per i magistrati giudicanti ed uno per i magistrati requirenti.

Inoltre verranno istituiti dei controlli corrispondenti a ciascuno scatto di anzianita’ quadriennale, in cui sara’ valutato il lavoro svolto, mediante degli esami ispirati al principio della meritocrazia, con la creazione del fascicolo personale.

Sara’ invece rinviata ad un momento successivo, l’istituzione dei test psicoattitudinali.

Quindi sara’ un cambiamento epocale che dovra’ essenzialmente impostato allo scopo di recuperare la fiducia dei cittadini verso una magistratura molto meno politicizzata di quanto sia avvenuto finora.